Secondo la ricerca globale sulle imprese all’avanguardia nell’ambito della sostenibilità, condotta dal Guardian, nella top 100 non figura nessuna azienda italiana: il nostro paese è in forte ritardo in un settore dalle grandi potenzialità
La classifica stilata dal quotidiano britannico “The Guardian” e dalla società di consulenza CleanTech, segnala ogni anno le imprese di tutto il mondo che, nei prossimi anni, saranno protagoniste delle battaglie per l’ambiente con programmi innovativi, in grado anche di attirare investitori.
Il caso Italia- Ebbene, nessuna azienda italiana sembra aver soddisfatto i rigorosi parametri della ricerca: l’anno scorso a difendere l’orgoglio nazionale c’era Electro Power System, realtà torinese specializzata nella produzione di celle a combustione nei sistemi di idrogeno: nell’edizione di quest’anno, invece, di aziende italiane all’avanguardia nell’ambito della green economy, nemmeno l’ombra. Il paradosso vuole che il mercato italiano potenzialmente sia molto appetibile, (come peraltro già evidenziato da altre ricerche, ad esempio il rapporto dell’Ewea), non solo per le opportunità di crescita interne ma anche per quanto riguarda la distribuzione e la commercializzazione delle energie rinnovabili in tutto il bacino del Mediterraneo.
Le migliori aziende green a livello internazionale- Scopriamo insieme, infine, quali sono le aziende che si sono collocate al vertice della classifica del quotidiano inglese (da tempo attento alle tematiche ambientali, tanto da aver aperto una sezione sul proprio portale interamente dedicata alBusiness sostenibile): AquaSpy di Indianapolis (Usa), che ha inventato un sistema di controllo dell’irrigazione dei campi che consente una maggiore crescita delle culture risparmiando acqua; Exosect, (Inghilterra) specializzata nei pesticidi naturali; MiaSolè (Usa) che produce semiconduttori a film sottile fatti di rame, gallio e indio; Aquamarine Power (Scozia) che sfrutta le correnti sottomarine per generare elettricità; Solzyme (Usa) produttrice di biocarburanti a base di alghe e Chapdrive (Norvegia), attiva nella componentistica per l’eolico.
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